Analisi dell’immagine nemica

Come riconoscere quando l’advertising dà un’immagine lesiva delle donne e degli uomini e della relazione che li lega?

In primo luogo occorre imparare a “leggere” l’immagine pubblicitaria tenendo in considerazione i vari aspetti del suo linguaggio. Nel caso di un manifesto o di una affissione occorre mettere in relazione testo, immagine e prodotto pubblicizzato. In che modo si intrecciano questi elementi e che messaggio danno? Qual’è il target della comunicazione?

 

Vediamo alcuni esempi:

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In entrambi i casi vi è un’allusione sessuale al piacere di possedere l’organo sessuale maschile o femminile. In entrambi i casi vi è una vera e propria sostituzione dell’organo con l’oggetto pubblicitario, il vino. In entrambi i casi vi è una spersonalizzazione del corpo maschile e femminile, una vera oggettivazione del corpo. L’identità del soggetto è annullata per le esigenze di mercato.

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Altra frequente caratteristica è l’uso del corpo e dell’allusione sessuale, anche spinta, per promuovere prodotti che non c’entrano assolutamente nulla con il corpo, spesso rappresentato nella sua frammentarietà e con un doppio senso nello slogan. Che cosa promuovono queste pubblicità?

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Un altro caso è quando la pubblicità mostra i modo esplicito o allude alla violenza, sessuale o non, in modo diretto.

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In altri casi l’allusione erotica si fa anche stereotipo omofobico. Il ragazzo, glabro e vestito di rosa, diviene un mero oggetto sessuale forse più che per le donne, per gli uomini stessi.

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Anche i bambini e le bambine non sono esonerati dal mostrare fin da piccoli atteggiamenti sensuali e disponibili, molto simili a quello delle modelle più grandi.

 

Per saperne di più leggi il libro: “Bellezza femminile e verità”